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18 MAGGIO 2011
San Francesco, si sa, parlava con gli animali, trattandoli – in un certo senso – come esseri umani. Atteggiamento lodevole e ricco di insegnamenti morali, ma attenzione: se uno lo segue troppo alla lettera rischia di perdere di vista certe differenze e certi confini, che invece è giusto rispettare.
Non parlo qui di zooerastia (su cui magari ci soffermeremo in altra occasione), ma di quel nefasto equivoco su cui si è basata e si basa tuttora una parte consistente della ricerca scientifica: l’idea che i test e gli esperimenti condotti su alcune specie animali possano dare risultati validi anche per l’uomo.
Un presupposto non solo sbagliato (perché le differenze genetiche fra la nostra e le altre specie rendono impossibile confrontare le reazioni dell’organismo a una specifica sostanza), ma anche pericoloso: non sono rari, nella storia recente della farmacologia, i rimedi messi sul mercato perché giudicati sicuri (sulla base di test condotti sugli animali), e ritirati frettolosamente in seguito a gravi effetti collaterali riscontrati negli uomini, che possono giungere fino alla morte.
Nessun test svolto su animali può dare risultati probanti e sicuri per gli esseri umani, col risultato che – una volta messo in commercio il farmaco – le vere cavie siamo noi.
Non avevamo le idee chiare su quest’argomento, finché non abbiamo parlato con Equivita, il Comitato Scientifico Antivivisezionista. Per loro abbiamo realizzato tre spot, brevi e (si spera) incisivi, puntando tutto sull’ironia e sulla freschezza del messaggio. Ci sembrava il modo migliore per denunciare il paradosso di una “scienza” che poggia le proprie basi su presupposti assai poco scientifici, per coprire negligenza e interessi di parte.
Il primo che vedete qui sotto è stato girato a Ruvo di Puglia, incantevole paesino in provincia di Bari, con il supporto della pirotecnica Di&Co, società locale di produzione video. Con pochissime risorse e tanto impegno abbiamo messo in scena l’idea che ci era venuta in mente dopo il nostro colloqui con Equivita: adesso sta a voi guardarlo e farci sapere se vi è piaciuto!
Gli altri due spot, realizzati integralmente in animazione, si ispirano alla fortunata serie Beautiful Lab, vista di recente su Sky: movimento veloce, speaker brillante, suoni e colori da fumetto per comunicare direttamente il messaggio fondamentale: gli animali sono diversi da noi, e chiunque vi dica che un farmaco o una terapia sono sicuri perché li hanno testati sugli animali, o ignora questa semplice verità oppure la nasconde consapevolmente (e allora è lecito sentire puzza di bruciato).